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L’origine del paese di Isola Santa viene fatta risalire alla sua posizione geografica ed all’esistenza di un “hospitale” che accoglieva i viandanti che attraversavano le Apuane passando per la Foce di Mosceta per recarsi dalla Versilia alla Garfagnana o viceversa.

 

Lungo questo tragitto, duro e faticoso, Isola Santa rappresentava un punto di passaggio obbligato. 


Si hanno notizie certe sull’hospitale a partire dal 1260, ma la sua nascita è certamente più antica. 


Secondo alcuni storici pare che il paese di Isola Santa, sorto attorno all’hospitale, fosse anticamente un piccolo borgo fortificato.


Immaginandolo così com’era prima della costruzione del lago artificiale, è facile rendersi conto della sua posizione sovrastante la strada di fondo valle. E’ possibile dunque che Isola Santa svolgesse una funzione di “posto di guardia”, inserito in una valle particolarmente stretta che veniva allora attraversata da un ponte oggi sommerso dalle acque del lago.


Dai documenti risulta fra l’altro l’esistenza di una vecchia torre, oggi evidentemente modificata, mentre rimane una significativa “Via della Torre”.


Le scarne cronache che dal medioevo ci portano al ‘700 ci parlano di una piccola comunità che viveva attorno all’hospitale, con un’economia estremamente povera ed un collegamento con i centri più vicini tremendamente disagevole.


Per descrivere quest’ultimo aspetto, basti citare quanto scriveva nel 1615 Costantino De Nobili, incaricato dall’ospedale di S. Luca di fare un sopralluogo a quello di Isola Santa che da quello di S.Luca dipendeva. Partito da Lucca, De Nobili parla di “strade tanto cattive che sono da Castelnuovo in la, che convenne andare la maggior parte a piedi” per raggiungere l’ospedale posto “ai piedi della Pania circondato da tutte le parti da monti altissimi et precipitosi”.


La cosa più interessante è che questa condizione di isolamento (e pur tuttavia di un isolamento che la collocava in posizione strategica lungo l’unica via di comunicazione esistente) Isola Santa e i piccoli borghi vicini (Col di Favilla, Puntato, Capanne di Careggine) l’hanno mantenuta fino a qualche decennio fa quando è stata costruita la strada del Cipollaio, l’attuale strada provinciale di Valdarni.


Rotto quell’incredibile isolamento, nel 1949 viene costruita la diga per lo sfruttamento idroelettrico delle acque della Turrite Secca. Nascono così problemi di stabilità per l’abitato dovuti alle grandi escursioni giornaliere imposte dalla società elettrica di allora (la Selt Valdarno) al livello del lago. Questa situazione viene risolta alla fine degli anni sessanta, ma intanto lo spopolamento è avvenuto e danni irreparabili sono stati fatti.


Nel 1975 gli ultimi abitanti rimasti, durante un periodo di svuotamento del bacino artificiale, lo occupano per rivendicare il diritto ad abitazioni nuove e sicure. La lotta ha in buona parte successo, le case vengono costruite altrove e il paese si svuota definitivamente.

 


 

Recensioni

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